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Tra Sogno e Realtà

Tra Sogno e Realtà

Titolo: Tra Sogno e Realtà
Coautore: Stefano Gherbi
Curato da: A. Lattarulo, G. Lomasti
Editore: WIP Edizioni
Collana: SpazioTempo
Data di Pubblicazione: Agosto 2013
ISBN-13: 9788884592606
Pagine: 112
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Prefazione

Il poeta gioca con il linguaggio, lo modella e lo torce non per fissare una Verità, ma per indicare con i suoi versi alla società, spesso riluttante nel riservargli un ruolo di prestigio, una via d’uscita dal tunnel disseminato di stereotipi omologanti. In questo può scorgersi la sua funzione, latente o manifestamente cosciente, di rivoluzionario gentile. La potenza delle liriche punta a guidare su altri piani la decodificazione del fitto mondo di segni e simboli incuneatosi nelle vite di ciascuno, smascherandone le mistificazioni per aprirsi a una ben più elevata ecologia della comunicazione. La poesia è il momento cruciale in cui si manifesta una radicale innovazione nella struttura del discorso e la parola da essa veicolata accompagna in modo enigmatico i mutamenti. Tale operazione di ri-costruzione incessante del mondo non è condotta delimitando quasi militarmente una “zona rossa” di inaccessibilità alla comunità, ma ricercando piuttosto una “zona franca”, un’oasi di pace avulsa dal tramestio fine a sé stesso, nella quale decontaminarsi dalla sovrapposizione caotica di suoni, immagini, colori, ritornando nell’agone quotidiano con un nuovo dizionario in grado di connettere in maniera inaudita il pensato e il vissuto. Verseggiare, in fondo, è la frontiera estrema di una resistenza tutta umana – anche laddove la poesia non abbia una cifra “civile” e punti all’intimismo – al dominio di un lessico ormai sostanzialmente depauperato e autogenerato dalla Tecnica. Indubbiamente si evidenzia una sproporzione tra i mezzi a disposizione e la capillarità narcotizzante dei codici impostici attraverso mass media pervasivi. Ma, come suggerisce il titolo della raccolta, frutto di una scelta collettiva degli autori, è appunto in quel limbo indefinito tra “sogno e realtà” che il poeta incarna l’essenza profonda della propria missione. Cercando quasi uno stato sospeso di coscienza che gli offra un angolo prospettico alternativo alle inquadrature standardizzate della peggiore produzione televisiva. Per accorgersi, come in Celestina Carofiglio (I segreti di Berat), che la narrazione occidentale del progresso e delle sue crisi risente di un etnocentrismo culturale incapace persino di proiettarsi al di là dell’Adriatico. Non perché debba esserci un termine di paragone istituito coattivamente con i luoghi dell’anima (per esempio la Brianza di Gherbi), bensì in virtù dell’esigenza pressante di un dialogo, come quello intessuto da Imma Melcarne con l’artista a lungo negato in sé, che riunisca l’uomo-parte-del-creato al cospetto di emozioni che ne scolpiscono rapporti variamente graduati con la flora e la fauna (vedi, per esempio, Riflessioni di un cane riguardo al suo artista di Ida Paola Notarnicola), costringendolo a farsi osservare e giudicare, senza pretendere di esibire un’indiscussa primazia. Mutando le parole e scalfendo l’immaginario sociale oggi ancora dominante, sarà possibile incamminarsi per i meandri del proprio cuore, come suggerisce Antonio Pittau (Alla luce del faro), riscoprendo l’autentica e più pura bellezza dell’amare, anche quando la dolcezza abbia un calore “infernale” (La tua dolcezza infernale di Kristina Blushi). Perché, in fondo, come rimarca Francesca Vadalà (Sogno), la Vita autentica fluisce nel crogiolarsi lieti, magari sull’altalena dondolante di Letizia Cobaltini (L’altalena), tra giorno e notte, sole e luna, contemplando quel silenzio evocativo della dimensione onirica troppo spesso espulso dalla nostra timidezza nel ripensare la logica dell’essere.

Alessandro Lattarulo


2013 TRA SOGNO E REALTA' - Di : kristina Blushi - Celestina Carofiglio - Letizia Cobaltini - Stefano Gherbi - Imma Melcarne - Ida Paola Notarnicola - Antonio Pittau - Francesca Vadalà © Autori: AA. VV. - © Editore: WIP EDIZIONI - © Collana: SpazioTempo - © Curatori D’Opera: Alessandro Lattarulo & Gioia Lomasti - © Didascalia Locandina: Francesco Arena - © Original Cover Image: Wip Edizioni © Editing Images Di Locandina: Francesco Arena

Librando l'Anima

Librando l'Anima

Titolo: Librando l'Anima
Coautore: Stefano Gherbi
Curato da: A. Lattarulo, G. Lomasti
Editore: WIP Edizioni
Collana: SpazioTempo
Data di Pubblicazione: Maggio 2013
ISBN-13: 9788884592507
Pagine: 110
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Dalla Prefazione di Alessandro Lattarulo

Arduo ma affascinante il tentativo di rintracciare un minimo comune denominatore nella produzione di poeti altamente differenziati sotto il profilo di genere, anagrafico, territoriale. Eppure l’operazione può riuscire perché nessuno è straniero alla propria epoca, sebbene i tratti omologanti che questa porta in dote siano, soprattutto per un poeta, una gabbia asfissiante da scardinare. D’Angelo rivolge il proprio sguardo al Cielo (Inno all’Alto), rintracciando tra Luna e pianeti del sistema solare la geometria del vivere, onde riportare su un piano essoterico ciò che negli ultimi secoli è diventato sapere esoterico. Gaetano Cuffari ripropone con costanza lo stupore della scoperta di tutto quel che lega i “vapori di parvenze / e paradisi” (moto ascensionale) che fanno lievitare “incanti” (dimensione contemplativa dell’esistenza), sia pure prendendo atto che essi perdono la propria aura magnetica e diventano “irrisolvibili dentro circuiti / di bocche senza posa” (ritorno sulla terra) (17 Giugno 2012). Dinanzi alla refrattarietà di una società incupita a rimodulare la scala valoriale, l’amore, con un succulento condimento passionale, delimita confini mobili, tra i quali si incuneano i versi di Palma Di Bello (Come tu mi vuoi), fondendo complicità e desiderio senza trasalimenti edonistici. Dietro l’amore totalizzante, e davanti alla passione come suo lubrificante, vi è infatti la realistica presa d’atto che, oggi più di ieri, cresce il bisogno di un disegno attraverso cui interpretare l’intorno senza rassegnazione. Di notte (Prospettiva) o di pomeriggio, vicini o lontani da quel mare, oniricamente idealizzato o respirato a pieni polmoni, sul quale comunque ri-alzarsi come aquila (Il grido). Il battito d’ali è probabilmente la metafora di libertà più castrante per l’essere umano, che non di rado sembra voler barattare il logos che ne determina l’illusoria supremazia sulle creature terrestri con la capacità di volare degli uccelli (Ali, di Stefano Gherbi). La parola, d’altronde, come verseggia Giuseppe Guidolin (Inner), è spesso “scia di labirinti”. E l’inquietudine che essa veicola ci àncora alla terra/sentiero (Come sfoglie), lasciando lo sguardo smarrito scolpirsi “su stanze inanimate” di un “quartiere d’inverno” che antepone inevitabilmente l’intimità alla condivisione, senza però arroccarsi in tentazioni solipsistiche (Ciglio d’inverno). La freccia del tempo preoccupa e genera malessere che non trasforma mai il kronos in kairós, ma piuttosto incede segreta come l’ombra di ciascuno di noi, svanendo “nel sonno sotterraneo / di notti vegliate / a distanze lontane” (Ombra, di Dora Luiso). Tempus fugit, sembra suggerire Gianni Antonio Palumbo, che nei colti richiami classicheggianti della sua poetica lamenta il rischio del divorzio (irreversibile?) dall’amore arcadico, non appesantito dall’ipoteca di un bieco moralismo (Desaparecida Arcadia). Come nell’alternarsi di luce e ombra, anche il presente sembra efficacemente rappresentato nel Congedo dell’Autore nel poemetto L’asfalto e la grazia, laddove la notte scende “col suo argento di stracci”. Senza necessariamente evocare le tenebre dell’anima, perché, come ricorda con il salutare entusiasmo della propria età Giovannangelo Salvemini, la notte è anche compensazione alla frenesia del giorno e può suggerirci come giocare persino con le stelle (Ho cercato per gioco). Dopotutto, l’aspetto ludico è il più portentoso elemento di trasformazione della datità.

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